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“i social ci spingono a dire tutto, ci banalizzano. I social sono un bisogno di esistere perché siamo morti. Creano una condizione di compenso per le persone frustrate […] “

Io lavoro con i social, ci sto talmente tanto che da qualche tempo ho deciso di fare un passo indietro e riprendermi quello che è mio, silenzio in primis. Non credo che i Social siano il male, ma solo un mezzo e come ogni mezzo, vengano declinati da chi li usa.

Ho visto tante cose degne di nota nascere dai Social e mi ci aggrappo con forza perché non credo sia tutto da buttare. Questo periodo ‘storico’ è fisiologico e a breve rivedremo un ridimensionamento del mezzo.

Però non riesco ad essere totalmente in disaccordo con quello che dice Andreoli, per la china che sta prendendo Facebook in quest’ultimo momento.

Nel link che vi segnalo c’è un passaggio al che mi fa riflettere: “Siamo solamente dei recettori” (non sta parlando solo dei social).
Pensate a tutti gli input/post/msg che passano quotidianamente sotto ai nostri occhi: potete dargli torto?

Qui trovate tutto l’articolo

“I Social sono per le persone frustrate, ne ha bisogno chi è morto. Facebook andrebbe chiuso”
foto:Huffpost

 

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